venerdì 15 maggio 2020

covid 19

Responsabilità del datore di lavoro da Covid-19 alla prova del doppio nesso causale

L'art. 42, comma 2, del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 (cosiddetto decreto Cura Italia, convertito con modificazioni nella legge 24 aprile 2020 n. 27), ha sancito che il contagio da Coronavirus, quando verificatosi in occasione di lavoro, debba essere trattato dall'INAIL come un infortunio sul lavoro. A tale riguardo l’INAIL stesso ha precisato, fin dalla sua circolare n. 74/1995, che le malattie virali (come il Covid-19) conseguono ad una causa violenta – l’infezione appunto - e pertanto vanno qualificate come infortunio e non come malattia professionale. Peraltro, conferma in tal senso è contenuta anche nella risposta nr. 5-03904 del 6 maggio 2020 della Commissione Lavoro pubblico (IX).

Responsabilità del datore di lavoro

Ne deriva, inevitabilmente, una potenziale responsabilità del datore di lavoro, di rilevanza anche penale, per l’ipotesi in cui i suoi dipendenti risultino effettivamente essere stati contagiati in ambito lavorativo; più precisamente ed a seconda della gravità delle conseguenze dell’infezione si può verificare una responsabilità del datore di lavoro per i reati di lesioni colpose o, nei casi estremi, per quello di omicidio colposo

Il datore di lavoro, inoltre, potrebbe essere tenuto a rimborsare all’INAIL, ai sensi degli artt. 10 e 11 del DPR 30 giugno 1965 n. 1124, le provvidenze economiche erogate dall’Istituto ai lavoratori infortunati ed anche a risarcire direttamente a questi ultimi l’ulteriore danno differenziale (l’INAIL, infatti, eroga, sotto forma di rendita, un indennizzo e non l’intero danno civilistico) che, in ragione della gravità delle conseguenze sulla salute e sulla vita di relazione, potrebbe essere molto ingente.

Accertamento del nesso causale…

Al fine di poter concretamente ravvisare una responsabilità del datore di lavoro, occorre in primo luogo appurare l’esistenza del nesso causale tra l’attività lavorativa e il contagio stesso, che, nel caso del Covid 19, trattandosi di infezione epidemiologica, per definizione ad eziologia diffusa, non può, salvo casi particolari, essere presunta.

L’onere della prova della “occasione di lavoro”, ossia della concreta sussistenza del nesso causale tra infezione da Covid 19 e ambiente di lavoro è a carico, per le rispettive azioni di responsabilità verso il datore di lavoro che abbiamo sopra indicato, dell’INAIL e del lavoratore.

La prova in giudizio di questo primo nesso causale non appare facilmente raggiungibile visto anche che, come noto, il virus in questione presenta un periodo di incubazione fino a circa due settimane e può quindi esternalizzarsi anche molti giorni dopo il relativo contagio. Sul punto l’INAIL ha comunicato, attraverso la propria circolare n. 13/2020, che la copertura assicurativa è riconosciuta al lavoratore a condizione che la malattia sia stata contratta durante l’attività lavorativa e che l’onere della prova, secondo i principi generali, nei confronti dell’INAIL, è a carico dell’assicurato. 

Farebbero eccezione alcune categorie professionali ad elevato rischio, come ad esempio gli operatori sanitari, gli operatori dei front-office, i cassieri e gli addetti alle vendite/banconisti, per i quali l’INAIL ha invece introdotto una presunzione semplice di contagio d’origine professionale, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico dei datori di lavoro (presunzioni che, nella diversa sede penale, andrebbero però inevitabilmente sorrette da altri elementi).

… e di un secondo collegamento causale

Una volta che fosse accertato il nesso causale tra contagio e ambiente di lavoro, la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio presupporrebbe il verificarsi di un secondo collegamento causale consistente nella relazione tra l’infezione, siccome contratta in ambito lavorativo, e la violazione da parte del datore di lavoromedesimo delle norme poste a tutela dell’igiene e sicurezza sul lavoro. In altre parole, occorre verificare se il predetto evento sia la conseguenza di una carente o omissiva gestione della disciplina antinfortunistica da parte del datore di lavoro e solo in tale ultima ipotesi l’evento – infortunio darebbe luogo 

· ad una responsabilità restitutoria nei confronti dell’INAIL che promovesse azione di rivalsa verso il datore di lavoro, 

· ad una ulteriore responsabilità risarcitoria del datore stesso verso l’infortunato, per danno civilistico differenziale, 

· ed infine ad un possibile illecito penale a carico del datore di lavoro (per i reati di lesioni personali colpose ai sensi dell’art. 590 c.p., oppure di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. se il contagio abbia determinato il decesso).

L’onere della prova della concreta sussistenza anche di questo secondo nesso causale, nell’azione di rivalsa Inail, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale (Cass. 19 settembre 2012 n. 15715) è, in applicazione dei principi generali che regolano la responsabilità civile da fatto illecito, totalmente a carico dell’Istituto di assicurazione obbligatoria. 

Diverso il caso, invece, dell’azione di responsabilità, per il danno differenziale, promossa dal lavoratore infortunato contro il proprio datore di lavoro. L’imprenditore, nonché datore di lavoro, infatti, è titolare di una posizione di garanzia che discende in primo luogo dall’art. 2087 cod. civ., che gli impone di tutelare in ogni modo l'integrità fisica dei prestatori di lavoro.

Onere della prova a carico del datore di lavoro

Orbene, la responsabilità che l’art. 2087 cod. civ. pone a carico del datore di lavoro verso i propri dipendenti ha natura contrattuale e ciò determina una inversione (parziale) dell’onere della prova in giudizio. Una volta che il lavoratore avrà dimostrato che l’evento lesivo è da ricondursi all’occasione di lavoro (primo nesso causale), toccherà al datore di lavoro l’onere, invero gravosoperché di assai ampio contenuto, di dimostrare di avere fatto tutto quanto ragionevolmente possibileper evitare il verificarsi dell’evento e, quindi, il danno. 

Se in generale vengono, allora, in considerazione le disposizioni in tema di igiene e sicurezza previste dal D.Lgs. n. 81/2008 (T.U. Salute e Sicurezza sul lavoro), nel caso – in particolare - del Covid-19, la cifra dell’adempimento datoriale agli obblighi posti a suo carico dall’art. 2087 cod. civ. è certamente data dalla scrupolosa osservanza della recente normativa emergenziale, di cui all’articolo 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020, che impone alle imprese le cui attività non sono state sospese di rispettare “i contenuti del protocollocondiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali”.

Scrupolosa attenzione, dunque, in sintesi

· agli obblighi di informazione e formazione

· alla attività di prevenzione, che spazia dalla misurazione della temperatura corporea agli accessi aziendali fino al mantenimento del distanziamento sociale sui luoghi di lavoro, anche attraverso interventi organizzativo gestionali sull’orario o sui turni di lavoro, alla messa a disposizione, 

· ed alla sorveglianza circa la loro effettiva adozione da parte dei lavoratori, dei dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, gel igienizzanti, ecc. 

Le decisioni della Cassazione

Per altro verso, la verifica del nesso eziologico negli illeciti penali a contenuto omissivo (ossia l’inosservanza di norme incriminatrici che impongono una certa azione) richiede il cosiddetto giudizio controfattuale, ovvero l’accertamento che, sostituendo mentalmente l’omissione con la doverosa azione esigibile ed escludendo l'interferenza di decorsi causali alternativi, l'evento non si sarebbe verificato con un elevato grado di credibilità razionale. 

A tale riguardo, proprio recentemente, per una vicenda risalente nel tempo ma ancora attuale ai fini di quanto in esame, la Suprema Corte (Sezione IV penale, sentenza n. 13575-20) ha avuto modo di tornare proprio su tale nesso causale tra violazione di una norma antinfortunistica ed infortunio sul lavoro, utilizzando un percorso logico di natura quasi presuntiva; in particolare, a fronte di un infortunio accaduto ad un dipendente al quale erano stati consegnati dispositivi di protezione individuale (DPI) diversi da quelli previsti ed in assenza di un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aggiornato, la Corte di Cassazione ha osservato che: 

(a) con riferimento alla mancata consegna di idonei DPI, se il DVR della società ciò prevedeva evidentemente tali dispositivi erano considerati quelli più corretti per la particolare lavorazione in questione, così che la loro corretta messa a disposizione avrebbe contribuito in modo rilevante ad evitare l’incidente; 

(b) con riferimento alla mancata formazione ed adeguamento del DVR in merito ad alcune specifiche fasi del processo produttivo, ciò avrebbe messo il dipendente nella oggettiva non conoscenza del rischio e delle idonee condotte contenitive dello stesso, ed anche ciò quindi avrebbe contribuito all’evento accaduto; a nulla sono invece valsi i tentativi del soggetto imputato volti a dimostrare che, anche in presenza delle condotte omissive contestate al datore di lavoro, l’incidente sarebbe potuto accadere ugualmente. 

Un tale approccio potrebbe prevedibilmente proseguire, anche in misura più accentuata in termini di sostanziale presunzione, con specifico riferimento all’infortunio da Covid-19 e al mancato rispetto del citato protocollo stipulato, proprio per tale rischio, dal Governo con le parti sociali; un eventuale contagio di un lavoratore (sempre che si sia verificato in ambito lavorativo), se avvenuto in un contesto anche di inadeguata applicazione del protocollo anti-Covid da parte dell’azienda e del datore di lavoro, facilmente (per non dire quasi certamente) sarebbe ricollegato, come fatto causale, alla predetta inadeguata condotta del datore di lavoro con conseguente sua possibile responsabilità penale per lesioni colpose o per omicidio colposo. 

In conclusione

Quanto sopra conferma a maggior ragione l’assoluta necessità di una attenta, piena e puntuale applicazione del protocollo anti-Covid da parte del datore di lavoro (oltre che delle altre norme antinfortunistiche) prima di riavviare e svolgere le attività aziendali e lavorative. 

In ultima analisi, e sempre seguendo un percorso che dall’evento contagio dapprima può portare a sua qualificazione come infortunio sul lavoro e che poi può proseguire per una possibile responsabilità penale del datore di lavoro, non può escludersi che si passi e si arrivi, in una sorta di escalation, anche ad un terzo stadio, ovvero quello della possibile responsabilità della società ai sensi dell’art. 25/septies del D.Lgs. 231/2001. Infatti, trattandosi di reati presupposto (lesioni gravi o gravissime o omicidio), qualora la lesione o il decesso colposi da Covid-19 fossero accompagnati da un interesse o vantaggio della società (ai sensi dell’art. 5 del citato decreto), scatterebbe anche tale aggiuntiva (e non alternativa) forma di responsabilità dell’ente; interesse o vantaggio che non appare difficile riscontrare in tale fattispecie visto il consolidato orientamento (confermato anche dalla citata recente sentenza della Suprema Corte) che rintraccia tale requisito anche nel solo risparmio di costi ottenuto dall’azienda a seguito dell’incompleta od omessa applicazione della normativa antinfortunistica e/o nel maggior guadagno ottenuto evitando la minore produttività che altrimenti si sarebbe verificata adempiendo pedissequamente tali norme.


(Fonte www.ipsoa.it )

mercoledì 25 dicembre 2019

Buon viaggio

Buon viaggio


So che è triste perdere una persona cara, soprattutto se ciò avviene in un momento particolare come il Natale ma, cerco sempre di guardare il lato positivo delle “cose” e, anche in questo frangente voglio riuscirci, ricordando sempre quei momenti gioiosi e spensierati, per me importanti, che mi hai fatto passare in un momento triste della mia vita. 

Ed allora, è da qui che voglio vedere il lato positivo di questo triste momento, non ricordandoti come “scomparso” ma, piuttosto, come quella persona bonariamente esuberante che eri e che, in quella buia “fermata del capolinea della vita”, aspetta l’arrivo della slitta di Babbo Natale per chiedergli un passaggio. 

Ed è così che vi immagino, uno affianco all’altro e tu che, con quel tuo tono sempre imperativo, gli dici: “ datti una mossa e rumpa mingha i cujun”. 

Questo è il momento dei saluti ma, non degli addii perché so, con certezza, che il prossimo anno a Natale ritornerai... nei nostri pensieri. 


Ti auguro un viaggio sereno e colmo di pace. Un abbraccio Roccia.


Tuo nipote. 


A.R.


lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale

Buon Natale a tutti, come augurio di circostanza ma, non scordiamoci che le feste non rendono più buoni.
Buoni lo si è sempre o non lo si è mai. L’unico potere che hanno le feste, è quello di renderci felici o tristi. E tutto dipende da quanto ancora ci stiamo volendo bene e quanto abbiamo fatto o stiamo facendo per volercene.
La convinzione comune è quella di pensare che, se qualcosa di Caro ci è venuto a mancare, debba prevalere la tristezza e l’apatia più totale. Non credo!
La tristezza ci imprigiona nel momento stesso in cui smettiamo di voler bene a noi stessi.
Ed allora, se siete credenti, vi auguro buon Natale.
Se non lo siete, vi auguro buone Feste ma soprattutto, vi auguro riusciate a volervi  bene.
Vedrete che la bontà e la generosità si manifesteranno automaticamente da sole.

A.R.

giovedì 2 febbraio 2017

Barbara & Aida






Aida le si fermò accanto, alzò il naso al cielo e cominciò ad annusare l’aria.
La nebbia si alzava imponente creando una suggestiva visione. Splendido panorama.
Barbara, facendo perno sul suo bastone, prese la posizione migliore e, volgendo lo sguardo verso il nulla,
si mise ad osservare e ad ascoltare. Poi, chiuse gli occhi.
Che silenzio, che pace, che dolce sensazione il vento freddo della Cima, che in qualche modo riesce sempre a trovare un lembo di pelle scoperta e a provocare un piacevole brivido lungo la schiena.
Aida, distolto lo sguardo dal panorama, volge il capo verso la sua compagna in attesa di un cenno, una parola ma, Barbara,  è come pietrificata, immobile, quasi assente, un tutt'uno con la montagna.
Momenti di lunghi silenzi. Di respiri profondi. Attimi di pura calma atti a ricaricarsi di quell’energia che solo la montagna sa trasmettere. Poi riapre gli occhi, abbassa lo sguardo e, con la mano va a cercare il collo di Aida, la accarezza e, mentre le sfiora la chioma, un sorriso gioioso le abbellisce le labbra quasi screpolate.
Andiamo, sussurra piano piano Barbara,  quasi a non voler violare quella quiete e, muovendo il primo passo verso il sentiero di ritorno, le due compagne riprendono la strada per casa, abbandonando quella  scena che, non si ripeterà mai più nello stesso modo.
A.R

sabato 24 dicembre 2016

Buone feste...

E niente, volevo scrivere uno di quei post strappa lacrime, tipo...avete presente la famigliola dove padre e madre hanno perso il lavoro perché l' azienda ha chiuso e riapre all'estero e che quindi passeranno delle brutte feste in povertà e tristezza, oppure di tutti quei bambini rimasti orfani perché i genitori sono morti sotto le macerie di bombardamenti fatti a cazzo da paesi così detti pacifisti, o di quei milioni di senza tetto, che pur essendo Italiani, non meritano accoglienza perché non portano business a certe associazioni no profit e che quindi scordiamoci di loro e se li vedete congelati in mezzo alla strada non fateci caso sono solo fantasmi.
Ecco, no, proprio non ce la faccio a scrivere un pezzo su queste cose, non ne sono capace e non riuscirei mai a trovare quelle giuste paroline che servirebbero per farvi fermare a riflettere cinque minuti.
Molto più semplice augurare buone feste a tutti, feste piene di felicità e belle cose, feste felici e spensierate insieme ad amici e parenti. Feste con molti regali (inutili) da scartare e da riporre in qualche cassetto sperduto della casa esattamente il giono dopo.
Comunque sia, a parte tutto quanto sopra, vi auguro buone feste e serene notti, perché non voglio che quei bambini vi restino impressi e vi facciano fare brutti sogni pieni di fantasmi congelati che vi gironzolano per casa.

Un abbraccio forte.
A.R.

lunedì 9 maggio 2016

Urla in silenzio

Che voglia di urlare che ho!
Quante cose avrei da dire, gridando, in faccia a qualcuno, chiunque esso sia.
Nessuno disposto a risolvermi i problemi, che certo non mi son creato io. Ma che dico, sto farneticando!
Non si può avere una soluzione per tutto, anche se tutto, apparentemente, può avere una soluzione.
Tristezza, troppe cose che vedo mi danno tristezza, eppure io rido comunque.
Sarò fatto strano io e saranno fatti bene gli altri. Certamente è così, non può essere diversamente.

giovedì 16 aprile 2015

Buon compleanno

Buon compleanno a te
che da oggi son 18.
Buon compleanno a te
che da oggi respirerai la vita in modo diverso e più intenso.
Buon compleanno a te
che hai raggiunto un inizio e non un traguardo.
Buon compleanno a te
che da questo inizio, dal quale partirai, porterai con te il tuo sacco pieno di responsabilità. E non potrai aprirlo per vedere cosa c'è dentro, le cose che contiene usciranno fuori da sole, al momento opportuno.
Saranno belle, o forse brutte, ma poco importa. Sarà importante lo spirito che ci metterai per affrontarle.
Buon compleanno a te
che da oggi si parte, si mollano gli ormeggi, come una nave che da sempre guardava il mare, ma dal porto. Molla le cime, spiega le vele e punta sempre la direzione dove vedi la stella più luminosa.
Buon compleanno a te
che ricordo ancora
quando dormivi piano
con la testa sulla mia mano.

Con affetto
Il tuo Papà.

A.R

lunedì 30 marzo 2015

Il Tempo

Il Tempo
galantuomo di ere passate
di albe presenti
e tramonti futuri

non indossa orologi
non dorme
non corre
non rincorre
Lui scorre.

Non ha un volto
non ha un corpo
perché Lui è il tutto
ed anche il niente.

Non opporti
non voltargli le spalle
non chiamarlo
non pretendere di domarlo
vivi sereno
e non aspettarlo.


A.R

martedì 3 marzo 2015

La vita

La vita è uno spettacolo e gli esseri viventi vi partecipano.
Alcuni da attori, altri da comparsa e chi da spettatore.
Non importa quale ruolo tu stia impersonando, non frega niente a nessuno e, soprattutto, non gliene frega niente alla vita che, inesorabile, continua a scorrere ugualmente.

A.R.

martedì 23 dicembre 2014

Insieme (A Monica)

Insieme
In giro per mondi a guardar orizzonti
che poi poco importa
che sian albe o tramonti.
Quanta strada abbiam fatto?
Quanto tempo è passato? 
Quanto più vicini siamo?
Che solo a pensarci… 
e ci stringiamo la mano.
Gridi, urli, ma mai disperi
e sempre lì al mio fianco
ti trovo
a tenermi in piedi.
E quando
la notte incombe,
un bacio, un abbraccio,
il tuo io in me si diffonde.
E mi accarezzi i capelli…
e son sogni più belli.
Come dir grazie
ad un Cuor così immenso
se non so dimostrargli
quello che sento?
Ci provo col fuoco
cucinando con questi ingredienti
passione,
dedizione
e tutti i miei buoni intenti
affinché al Cuor tuo possan dare
felici momenti.
So che non basta
questo mio fare strano
ma forse è anche per questo
che ancora D.Q.T.A.

A. Rumi

sabato 13 dicembre 2014

In un mondo parallelo.

Non era un giorno normale di una settimana normale. E neanche un momento normale di una qualunque situazione normale. Era un giorno particolare di una situazione particolare in un momento ben preciso: il giorno del mio intervento al ginocchio.
E ti catapulti in un mondo dove,  quello che sei nella vita fuori,  poco conta.
Tutti in pigiama o in tuta, con le stampelle   o in sedia a rotelle: tutti uguali. Perché spogliàti da tutto quello che normalmente può renderci diversi;  ché qui non hai mica  "l'abito che ti fà Monaco".
Che a vederci in faccia, ognuno con le nostre storie dentro difficili da raccontare,  è palese che cerchiamo guardinghi di capire chi sono gli altri.
E ti accorgi subito che sei finito temporaneamente in una vita parallela.
Con queste persone che, forse, se incontrate fuori da qui, non ci avresti neanche scambiato due parole.
Ed invece, con un pigiama e due stampelle, è subito gruppo e condivisione.
Quanto è stato appassionante ed avvincente ascoltare i racconti di Carlo, un uomo sempre in sella, in viaggio costantemente con la sua moto, fedele amica e compagna di molte avventure, in giro per il mondo. Accento toscano, tono sempre pacato ed una espressione degli occhi sempre luminosa e travolgente.
I dettagli e la dovizia di particolari che riempiono le sue avventure, sono riusciti a farmi visitare luoghi che, forse, non riuscirò mai a visitare nella mia vita.
Yaya, con quella risata sempre sulle labbra,  fatta con pancia e cuore, tanto da farla piegare per il troppo ridere. Travolgente.
Svizzera di nascita con accento toscano misto francese.
Fedele al suo turbante che manco Margie dei Simpson. Con lei si va al fùma fùma, davanti all' ingresso principale, che mica puoi fumare nei reparti.
Sabrina l'ho conosciuta poco, ma si vede subito quanto sia una persona calma e riflessiva. Anche lei toscana ed incline alla risata, con gusto.
L'architetto ha 85 anni. Francese di nascita, sardo di adozione ma figlio del mondo. Carattere difficile.
Uomo ancora pieno di vita ed energia, con tanto da raccontare a chi ha veramente voglia e pazienza di starlo ad ascoltare. Non si sottrae alle domande, neanche a quelle più personali ed intime. Con lui ho condiviso parecchie notti insonni tra i  dolori post operazione e chiacchierate fatte a bassa voce per non prendere cazziatoni dall'infermiera di turno. Non vi dirò il suo nome,  ma sappiate che, nel suo genere,  è uno dei più famosi architetti in Europa,  forse anche nel mondo, ed io sono veramente onorato di averlo conosciuto.
Intanto i giorni passano. Si cerca di ridere il più possibile per non pensare ai vari dolori fisici che ci attanagliano; non è facile,  e qualche volta il fisico cede alla pressione del dolore.
Domani si esce…
E si ritornerà alla vita normale, se normale si può definire.
E sei di nuovo a casa e ti ritrovi con te stesso,  a pensare quante vite parallele si possano vivere nella propria vita e, che fine farà quel piccolo momento vissuto con quelle persone,  che come te, torneranno a perdersi nelle loro precedenti vite.
Cari compagni di viaggio, anche se in futuro non dovessimo più incontrarci, sappiate che mi resterà comunque uno splendido ricordo di tutti voi e non finirò mai di ringraziarvi per avermi dato supporto e ascolto in un momento così difficile e delicato della mia vita.

Un abbraccio fraterno.

A. Rumi

domenica 7 dicembre 2014

Giusto per far due chiacchiere

Non volevo disturbarti, se di disturbo si tratta, è che avevo voglia di confrontarmi un po' con qualcuno.
Solo due chiacchiere.
Qualche pensiero buttato qua e là, un sorriso, due lacrimucce.
Cose che fanno normalmente due che si parlano.
Nulla di importante o di serio, giusto per dar sfogo al fiato che spesso mi tengo dentro.
Ieri,  a fisioterapia, la ragazza ha provato a piegarmi il ginocchio a 100°: Ho pianto come un bambino ed ho cominciato a picchiare i pugni sul lettino, tipo i lottatori sul tatami che sbattono la mano  per arrendersi.
Grande dolore.  Poi è entrato in palestra Massimo, con sua madre, su una sedia a rotelle. Riusciva a muovere solo il pollice e l'indice della mano destra, con i quali azionava i comandi della carrozzina.
Sono diventato serio, ho smesso di lagnarmi ed ho provato un po' di vergogna per il mio comportamento.
A lui fanno i massaggi agli arti per tenergli viva e fluida la circolazione del sangue.
Non parla. Muove solo gli occhi, ma la madre lo capisce molto bene e sorride continuamente accarezzandolo sul capo.
Forse, se Massimo potesse ridere, mi riderebbe in faccia come si fa alle "femminucce" e ne avrebbe tutto il diritto di farlo.
Il vero problema è che questo futuro è una strada tutta in cantiere.
Stanno succedendo troppe brutte cose nel mondo e in questo paese  non si vedono persone vogliose di adoperarsi affinché si possa ritornare a sperare in un futuro fatto di positività.
Tanta negatività e menefreghismo, accompagnati da egoismo ed ingordigia.
A volte penso che tutto questo sia solo un sogno, ma poi so bene di essere sveglio.
Lo sai che non cerco consigli perché tanto farei comunque di testa mia, ma ciò non deve escludere il fatto che io possa avere il bisogno di una figura, seppur immaginaria, con la quale scambiare quattro righe.
Dicono che il cuoco di questo posto sia uno chef ed io ci credo, perché il mangiare non è assolutamente male, anzi.
Ha ripreso a piovigginare, hanno messo neve per i prossimi giorni ma tanto, per ora devo stare qui.
Domani riposerò tutto il giorno, fisioterapia è sospesa fino a dopo l' Immacolata. Vedremo cosa inventarci per passare la giornata senza cadere in depressione. 

Notte pa'


venerdì 27 giugno 2014

Paroleconfusesottouncielostellato

Se mi vedessi adesso, dal vivo, vedresti come sono cambiata in questi tre anni .Ho fatto così tanti cambiamenti che, ormai, non me li ricordo nemmeno più.
Sai, mi sono fatta i capelli più chiari, come ho sempre desiderato.
Sono un po' più alta dell' ultima volta che ci siamo visti, il giorno delle pagelle di terza media; ho preso la decisione, finalmente, di dare una svolta al mio fisico ... sai, sto dimagrendo a vista d occhio.
Ora ho 17 anni, come sono passati in fretta sti' 7 anni, vero?
Mi piace ancora leggere e, soprattutto, scrivere, inventare storie. Stavo pensando di scrivere un libro, chissà, magari faccio fortuna.
Mi chiedo se mai guardi le mie foto e, se le guardi, mi piacerebbe sapere se sei fiero di quello che sono diventata e, magari, anche orgoglioso di avere una figlia come me. Mi sarebbe piaciuto farti leggere le mie poesie, le mie canzoni. Ti scrivo tutto questo in una foto perché, beh... non sono brava con le discussioni faccia a faccia. Scrivo perché spero di farti scendere una lacrima, farti capire che comunque non sono poi così orribile come figlia.
Volevo solo essere felice ... tutto qui ... non ho mai chiesto la luna, credo.
Beh, ora posso dire finalmente di essere felice ... dopo 3 anni di sacrifici.
 
Ciao...
 #Paroleconfusesottouncielostellato





mercoledì 30 aprile 2014

Fai come faresti.

Stavo camminando per le vie del centro insieme a degli amici quando,  all'improvviso,  mi son ritrovato da solo in un sentiero di campagna.
Mi sono spaventato.
Ho gridato,  ed ho cominciato a girare in cerchio,  senza sapere che fare.
Poi mi son rialzato,  ho guardato avanti ed ho visto delle persone.
Le ho raggiunte e mi son fermato un po' con loro.
Ho dato quel potevo ed ho preso quel che mi serviva per poter continuare a camminare lungo il sentiero.
Più avanti ho incontrato altra gente ed altra ancora ed ho continuato a camminare.
Il sentiero è ancora lungo perché non ne vedo la fine ma,  nonostante tutto,  non mi fermo a soppesare la differenza tra quel che ho preso e quel che mi hanno dato. Vivo con la consapevolezza che non sempre riceverò ciò che cerco e che non sempre riuscirò a dare ciò che chiedono.
Un abbraccio.

A.R.

martedì 22 aprile 2014

Ricomincio…

Si,  ricomincio da zero.
Ancora una volta tutto è crollato. Poco importa,  perché la voglia di ricominciare non mi manca.
Ho alzato molte pietre nella mia vita e tante me ne hanno fatte cadere,  ma non mi sono mai stancato di rimetterle al loro  posto.  Le fondamenta sono solide ed è questo che importa; piano piano e, confidando nel tempo,  saprò sicuramente rifare ciò che altri hanno pensato bene di disfare.
Mi carico di ottimismo e pazienza, un passo alla volta, schiena dritta e occhi puntati verso il futuro. La strada non la conosco, ma il viaggio sara’ sicuramente interessante.
Ho messo nella mia valigia  cose pratiche: ottimismo, buone speranze, del caffè ed un pizzico di solitudine.
La solitudine mi servirà per quelle giornate umide, quando sarò a sorseggiare il mio caffè davanti alle soddisfazioni che mi sarò preso nei confronti di quelle anime scure che ho avuto la sfortuna di incontrare.
Non chiederò niente,  perché non avrei il tempo necessario per spiegare a cosa mi servirebbe ciò che potrei chiedere; è bella cosi la vita: prendere dal nulla il niente e trasformarlo in qualcosa di solido per poi modellarlo a proprio piacimento per un uso e consumo proprio.
Ridi? E fai bene! Perché quando ti accorgerai di star male veramente, non avrai il tempo per versare lacrime, perché il tempo lo dovrai usare per rimetterti in piedi.
Ora vado a letto, non sapendo chiaramente cosa mi aspetterà domani ma  avendo la certezza che una nuova vita stà nascendo,  dentro di Te.

Da 'TempoTiranno'

A.R

venerdì 11 aprile 2014

Chi è il Padre?


Ho raccolto questa esternazione sul web e, provenendo anch'io da genitori separati ed essendo separato, ne ho preso spunto per riflettere.
"Un vero padre non è colui che ti mette al mondo e poi se ne frega,  un vero padre è quello che si prende cura di te ogni giorno e che anche i mille difetti ti resta accanto".

Me lo sono chiesto spesso anch'io: "ma chi è il padre? "; è una domanda alla quale mi sono sempre dato mille risposte ma mai una volta ne avessi trovata una giusta per me.

Allora, all'età di diciassette anni,  ho cominciato a riflettere,  ma non dal mio punto di vista  ma dal punto di vista di mio Padre.  Di quella persona che stava davanti a me ma,  in lontananza.
E non è una cosa facile da fare,  perché devi abbassare tutte le tue barriere, devi eliminare tutti i tuoi preconcetti,  devi partire da zero e poi,  se riesci a capire,  rischi di dover rimettere in discussione tutti i tuoi pregiudizi.  Questo,  ovviamente,  porterà inesorabilmente a destabilizzare tutti i tuoi equilibri familiari.

Molti fanno l'errore di chiedersi "che cos'è un padre" e,  se analizziamo la frase nel "che cos'è",  ci rendiamo conto che,  inconsciamente,  lo consideriamo un oggetto;  e in tale modo spesso viene trattato:
-Oggetto che deve rispettare regole
-Oggetto che deve pagare monetariamente
-Oggetto che se solo cerca di arrogare un suo diritto,  è costretto a scatenare battaglie legali,  battaglie legali che inesorabilmente distruggerebbero il figlio e se stesso.

E' vero, tanti padri dopo la separazione se ne vanno o fuggono, ma quei  molti che restano, purtroppo,  si ritrovano ad affrontare diversi ostacoli pur di continuare a mantenere un "rapporto decente coi figli".
Spesso, questa continuità del rapporto Padre/Figlio, è la cosa che più infastidisce l'altro genitore, il quale, a volte inconsapevolmente e tante altre volte con piena consapevolezza, adotta comportamenti "passivi" verso il figlio, nei confronti del padre.

Lo so per certo che alla fine la figura del Padre ne esce distorta e malconcia, ma le soluzioni non sono molte se, dall'altra parte, non c'è un genitore che intelligentemente fa quel lavoro "psicologico" che serve al figlio per continuare a considerare il proprio genitore "il Padre".
Un Padre può "sentirsi tale" anche se un figlio non lo accetta.
Ma un Padre non può "fare il Padre" se il proprio figlio non glielo consente.
E a me, francamente, non è mai piaciuta l'idea di impormi con la forza, facendomi scudo dietro cavilli legali, solo per soddisfare una mera esigenza genitoriale.

Ma è altrettanto vero che, se il Padre fa un passo indietro pensando così di concedere serenità al proprio figlio, il figlio stesso lo prende come un abbandono dovuto a menefreghismo e zero considerazione nei propri confronti.

La morale in tutto questo è che qualsiasi scelta un genitore possa fare nell'ambito di una separazione, sarà sempre sbagliata e, saranno sempre e solo i figli a pagare il conto più salato.

"...spero solo che tu, un giorno, possa essere abbastanza intelligente da non comportarti con i tuoi figli nello stesso modo in cui si sono comportati con te i tuoi genitori". 


A.R.







sabato 8 marzo 2014

Se non cogli la morale, puoi sempre raccogliere cipolle.

Se lanci un sasso nel mare,  per la legge della fisica,  esso andrà a fondo.
Se lanci un pezzo di pane nel mare,  per la legge della natura,  esso verrà mangiato dal primo pesce o dal primo gabbiano che arriverà.
Se cadi in mare,  per la legge della vita,  comincerai ad andare a fondo ma,  dopo un breve istante,  tornerai a galla cominciando a nuotare.
Nuoterai tanto che,  ti limiterai a stare a filo d'acqua fino a quando qualcuno ti porgerà una mano di sostegno.
Ma è difficile trovare mani in mezzo al mare. E allora, stanco e desolato,  vai giù,  verso il fondo,  tenendo sempre la testa alta per non perdere di vista la luce che,  piano piano,  si dissolve.
Ma è questo l'errore: fissare il punto in cui siamo abituati a vedere la luce.
Se mentre andiamo a fondo impariamo a guardarci attorno,  si può scoprire che esistono cose belle anche sotto il livello del mare.
E spesso,  veri e propri tesori.
E ache quando arriverai in fondo,  puoi sempre incominciare a camminarci,  sul fondo.
Se dopo tutto questo non hai capito la morale,  puoi sempre aspettare che qualcuno ti dia una mano.

A.R.

martedì 31 dicembre 2013

Fine dell'anno



Accendo quest’ultima candela rimasta del 2013, poche soddisfazioni, tanto buio, pieno di contraddizioni e disorientamenti; tanto che, a tirar le somme, non ne ho il coraggio.

Sembrava una luce, quella in fondo al tunnel, invece era la candela di una tavola male apparecchiata, in mezzo al tunnel. Un pezzo di pane,  niente tovaglia e neanche un cazzo di bicchiere mezzo pieno, giusto per sembrare per un attimo degli ottimisti. 
Estremizzo troppo, troppo poco.

Forse dovrei piangere, giusto per sfogarmi un po’, ma non posso.
E se anche potessi, sarebbero lacrime sprecate; in questi momenti di crisi è meglio non sprecare niente.

Ma si, pensiamo positivo e tiriamo avanti. Finito un ciclo ne comincia subito un altro.

mercoledì 25 dicembre 2013

I Ricordi

Quello che resta di un bel ricordo 
è una dolce e profonda sensazione di benessere nell'animo.
Quindi,  non importa dove siete o dove sarete…
non importa se o non ricorderete… 
perché comunque
avrete sempre quella dolce sensazione che vi accompagnerà.
Fate essendoci…
E non siate facendoci.

A.R.

martedì 24 dicembre 2013

Considerazioni...

Fate come vi pare, ma fatelo.
Non ritornerà un secondo momento.
Non ti daranno una seconda occasione.
Quindi, nessun rimpianto.
Scegli sempre al meglio, ascoltando il Cuore ma riflettendo con la testa.
La dignità è una delle poche cose preziose che abbiamo, non facciamocela mai calpestare.
Cerchiamo di amare forte, intensamente, senza preoccuparci delle conseguenze e, poco importa se vorrà andarsene perché quando si ama lo si fa con il sentimento.
Diamo sempre la precedenza, così avremo più visibilità ed eviteremo inutili incidenti.
Non dare tutto per scontato, applicati sempre al meglio, anche quando la "cosa" sembra facile.
Ed impara una cosa molto importante:"Ascolta i consigli di tutti, ma sbaglia con la tua testa".

A.R.