martedì 23 ottobre 2012
giovedì 18 ottobre 2012
(A.Rumi)
martedì 16 ottobre 2012
lunedì 15 ottobre 2012
venerdì 12 ottobre 2012
La verità brucia
A.Rumi
giovedì 11 ottobre 2012
#TA12
Io c’ero , ed ho avuto modo di rafforzare quella mia convinzione personale che, dietro ad un Nik, c’è comunque un essere umano che gli dà forma e respiro. Un essere umano con tutte le sue sfaccettature caratteriali e fisiche.
Ma chi sono quelli che hanno un account su Twitter? Quelli che si iscrivono per semplice gioco; quelli che lo usano per lavoro; quelli che lo usano per amoreggiare; quelli che vogliono dire cose a cazzo; quelli che vorrebbero esprimersi altrove ma, non avendone il coraggio o la possibilità, lo fanno Lì; quelli che, comunque vada, sono se stessi dentro e fuori queste due realtà parallele.
Ecco, QUELLI siamo tutti noi che stiamo su Twitter.
Compresi i più feroci critici dell’ EVENTO, i quali, non si rendono conto che, quando muovono critiche, non lo stanno facendo contro un avatar ma verso un essere umano. Quindi, in quel preciso momento, stanno interagendo “ come persone reali con persone REALI”. E non penso di loro che siano dei ROSICANO. Sostengo anzi, che non fanno altro che avvalorare la mia convinzione di quanto detto sopra.
venerdì 5 ottobre 2012
"In quanti siamo dentro di me?"
Premessa:
Leggendo il libro di @NickBiussy (Esisto a Momenti), la prima sensazione che si ha è che il personaggio sia un pazzo da ricovero. Proseguendo nella lettura, il giudizio cambia e prende consistentemente piede la sua follia. E siamo solo ad un quarto di libro. A metà dello stesso, si comincia a considerare la genialità dello scrittore.
Con semplicità infantile, proprio come farebbe un infante, riesce a dar corpo e vita ad alcune delle sue personalità; molto controverse e, contemporaneamente, distanti dalla razionalità comune.
A. Rumi
venerdì 14 settembre 2012
A.Rumi
mercoledì 29 agosto 2012
I miei sogni, sono dietro quella porta, ma oltre.
I miei sogni, sono dietro quella porta, ma per varcarla, devo prima passare attraverso un campo immenso fatto di erba verde a taglio corto, senza nessun tratto di strada battuta. La sensazione che provo, a camminarci sopra a piedi nudi, è indescrivibile.
Dieci minuti di cammino, costeggiando, alla mia sinistra, un massiccio in pietra.
Poi la vedo, quella stana porta ad arco, che all'apparenza sembra una semplice asta di legno ricurva, piantata a terra a formare un semicerchio e che, oltre, si vede ancora la continuità di questo immenso e paradisiaco prato verde.
Solo oltrepassandola, passandoci nel mezzo, si arriva in quel luogo oltre il tempo, dove i sogni non lasciano intendere quanto ci sia di reale.
Una strada lastricata in pietra, finemente levigata, mi invita verso un villaggio fatto di capanne.
Poco più di una decina di abitazioni, un chiosco per bivaccare ed un pozzo dove dissetarsi.
Le persone sono contadini, asiatici credo, perchè indossano kimoni.
Sulle spalle, alcuni trasportano covoni di paglia, altri invece, una stecca di legno con ai margini due panieri contenenti riso.
Non riesco mai a vedere i loro volti per via di questi grandi cappelli conici, ma li sento che bisbigliano qualcosa, qualcosa in un linguaggio che non riesco ancora a decifrare.
Arrivato al chiosco, come di consueto, prendo del cibo fatto di riso, ma non so descriverlo.
È sempre il solito signore che me lo offre, facendomi notare come i piccoli chicchi siano stati perfettamente attaccati uno all'altro da mani sapienti, formando una superficie omogenea, quasi liscia.
Mi piace pensare che, la metafora che il contadino cerca di spiegarmi sia: Denudati dei nostri preconcetti, siamo tutti uguali e, se uniti da valori fondamentali, formiamo un UNO più grande di noi.
Mi offre anche del thè, lasciato precedentemente in infusione; ed anche qui, prendendo un sacchettino, mi fa notare, muovendo con maestria dentro di esso le sue esili dita tra le foglie sminuzzate, come siano diversi i colori delle varie foglie che ne compongono la miscela.
Poi mi allontano, ringraziando chinando il capo, e mi accorgo di essere vestito come loro: Kimono grigio e scarpe in pezza nere.
Proseguo per la via, cercando di oltrepassare il piccolo villaggio, ma sembra così esteso, quasi non finire mai.
E finalmente, mi addormento.
A. Rumi.
domenica 26 agosto 2012
"L'occhio ride ma, mi piange il cuore. E le lacrime dentro scavano, scavano per poter uscire. E fa male".
A. Rumi.
sabato 25 agosto 2012
Sono nato dal nulla,
cresciuto dal tempo,
educato dalla strada e,
vivo nel mondo
come se non ci fossi,
per evitare che tu
possa incontrarmi e,
restarne illusa.
A. Rumi.
mercoledì 22 agosto 2012
lunedì 20 agosto 2012
lunedì 13 agosto 2012
"Ti scriverò una lettera usando per inchiostro gocce delle mie lacrime e, per la carta, pagine cancellate della mia vita, che non volevo".
A. Rumi
mercoledì 8 agosto 2012
venerdì 3 agosto 2012
A.Rumi
