giovedì 26 novembre 2009

Affetto

Mi chiese cosa fosse l'affetto, sono sicuro che fosse il figlio del mio vicino, e gli risposi con superficialità dicendo: le carezze che ti fanno i tuoi genitori! Ma quelle mi lasciano i segni sul viso e fanno male!?!? Lo strinsi a me, arrivava all'altezza della mia anca, e gli spiegai che l'affetto è un sentimento che si prova quando le persone che ti sono vicine mostrano un interesse sincero per la tua presenza senza giudicare a prescindere le tue bariere concettuali. 
Allora questa sera sarà la mia ultima sera!! Fu la sua risposta.


Andrea R.

martedì 10 novembre 2009

IL TEMPO PASSA PER TUTTI.... ANCHE PER TE !!

La vita è corta,
rompi le regole,
perdona rapidamente,
bacia lentamente,
ama veramente,
ridi senza controllo,
e non smettere mai di sorridere, anche per un motivo strano.
E ricordati che non c'è piacere senza rischio
La vita può non essere la festa che speravamo,
ma una volta che siamo qui, dobbiamo festeggiare


Anonimo



martedì 27 ottobre 2009

Il silenzio






…..in quei momenti in cui il fisico non regge più,
la mente vacilla e le speranze si affievoliscono.
Pensi che deporre le armi sia la soluzione migliore.
Ed è allora che ti accorgi come le persone cambiano
e gli scenari mutano.
Deserto, solo ed unicamente deserto intorno a te.
Ma non un deserto fatto di sabbia, pietre e cactus
ma un deserto di “silenzio”.
E’ devastante scoprire
come possa il silenzio riempire i tuoi spazi.
Badate bene, niente di tutto questo
ha a che fare col vivere in silenzio……


A.Rumi










lunedì 14 settembre 2009

"A proposito della febbre suina"


Mi hanno chiesto di far girare questo messaggio e penso che, senza motivi di presunzione, non faccia male fare un po di informazione sotterranea. Dico sotterranea perchè di ciò che leggerete, nessun "media" ne ha dato informazione o fatto approfondimenti.

A proposito di influenza suina…
…c’è sempre un interesse mascherato…
L’IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE
2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina…
25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…
PANDEMIA DI LUCRO
Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina?
Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria..
I notiziari di questo non parlano…
Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si
potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi..
I notiziari di questo non parlano…
Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano
la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano…
Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si
inondarono di notizie… un’epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!
Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250
persone in 10 anni…
25 morti l’anno!!
L’influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo.
…Mezzo milione contro 25.
E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli?
Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”.
La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu,
vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di
dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo
preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza,
ottennero milioni di dollari di lucro.
Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi
dell’inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E
allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande
gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”.
L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il
principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio
sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice
della guerra contro l’Iraq…
Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani… felici per la
nuova vendita milionaria.
La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari
della salute…
Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione,
se l’Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret
Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute
pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per
combatterla?


Dr. Carlos Alberto Morales Paita
Children’s Hospital pediatra – Lima, Peru



martedì 8 settembre 2009

Vorrei

Vorrei dedicarti mille righe
riempire mille fogli
ma non basterebbero
a contenere l'immenso bene
l'immensa gratitudine
l'immenso rispetto
che ho per te
ti voglio bene Andrea

Antonella

giovedì 3 settembre 2009

VIsionaria


la mia mente vaga
e non sai come!

come un aquila che vola in alto
a scrutare tutto ciò che può interessarmi
visionaria ?
vedo oltre le righe
vado oltre ogni apparenza
vedo quegli spazi che
razionalmente
non ci sono concessi di vedere

Andrea R.

La Parola

...a me piace tanto scrivere
e tanto usare le parole
perchè è l'arma che l'essere umano ha a disposizione
per dimostrare che ha un cervello
da usare per il giusto modo...

Deuxdus

Ecco

...sapevo che lo avresti fatto
perchè sei prevedibile
ma son felice
perchè con te nulla è sprecato...

Deuxdus

Non guardare

.....e lei lo guardò negli occhi e vide il cielo,
e vide l'immensità dell'infinito,
e guardò ancora
e vide l'amore....


Deuxdus

mercoledì 19 agosto 2009

.....


Il suo profumo la precedette,
fragranza dolce e delicata
come il caldo tiepido di primavera,
inebriante
come il succo che sgorga da una pesca matura.
Quell’odore,
carta di identità del suo io più profondo,
trasmetteva tutte quelle sensazioni che
possono arrivare al cervello
solo attraverso l’olfatto.
Un respiro profondo
e quel nettare trovò posto nelle sue vene.

Andrea R.

martedì 18 agosto 2009

Devo andare

Si voltò di scatto e con occhi lucidi ci disse:
Devo andare,
devo andare là dove non c'è biglietto di ritorno.
Ma vi lascio qualcosa di me,
qualcosa che vi terrà vivo il mio ricordo.

Tre cose :

la mia dolcezza
per togliere l'amaro delle cose brutte,

La mia ironia
per ridere in quei momenti dove la dolcezza non basta

e per finire,
queste mie lacrime
che vi serviranno per sciogliere
quegli imbarazzi che proverete nel ricordarmi!!

Andrea R.

lunedì 17 agosto 2009

Il Canada chiede scusa ai nativi "Risarciremo abusi e violenze"

Scuse storiche di Stato con un discorso del premier in Parlamento
e un fondo di 2 miliardi di dollari da destinare a ex studenti e discendenti

I bimbi indigeni venivano strappati alle famiglie e costretti all'integrazione
Un'inchiesta scoprì soprusi fisici e sessuali in oltre 100 istituti con 150 mila vittime

di MARCO GRASSO



Il Canada chiede scusa ai nativi "Risarciremo abusi e violenze"Manifestazione dei nativi canadesi

THOMAS Loutit ha passato otto anni in quella scuola. Otto anni in cui è stato obbligato a cancellare la sua identità culturale e etnica. Otto anni in cui ha subito violenze sessuali. Michael Cachagee aveva 4 anni quando venne strappato alla sua famiglia e portato in una delle tante scuole religiose fondate e sovvenzionate dallo Stato canadese dal 1870 al 1970. Con una sola missione: "cristianizzare e civilizzare" gli indigeni. L'obiettivo, nelle parole di un alto funzionario degli Affari Indiani del 1920, era quello di "distruggere l'indiano finché è bambino".

Questa sorte in cento anni ha travolto 150 mila piccoli appartenenti ai gruppi etnici aborigeni Inuit, First Nations e Metis. Frammenti di vite spezzate a cui oggi il governo del Canada, per bocca del Primo ministro Stephen Harper, chiederà ufficialmente scusa. Non solo. Per 90 mila di loro, tra cui figurano sopravvissuti e discendenti, riceveranno un risarcimento miliardario, di 2 miliardi di dollari.

Una prima commissione governativa cha ha coinvolto tutte le parti in causa, comprese le comunità e diversi rappresentanti religiosi, ha concluso nel 1996 che il programma ha danneggiato in maniera irreversibile generazioni di aborigeni e ha distrutto la loro cultura. Il primo risultato del gruppo di lavoro è stato quello di fare chiudere i battenti all'ultima di quelle 130 scuole. "Ne abbiamo voluto fare parte - dice un portavoce ecclesiastico - perché volevamo dire la nostra. Non tutti hanno partecipato a quegli abusi".

Che il vento sia cambiato si intuisce anche dalla dichiarazione del ministro degli Affari Indiani, quello attuale, Chuck Strahl: "E' un rispettoso e sincero riconoscimento di un'estesa devastazione culturale, che ha compreso traumi fisici, abusi sessuali, e continua a perseguitare quelle generazioni anche oggi". L'atto ha seguito di pochi mesi quello del governo australiano nei confronti degli Aborigeni. Ma il Canada è andato più in là, e oltre alle scuse ufficiali ha aggiunto un risarcimento economico.

A occuparsi del compenso sarà una commissione creata con parte dei 4,9 miliardi di dollari, cifra più alta della storia del Paese, raggiunta al termine di un accordo tra governo, confessioni religiose e rappresentanti indigeni, al termine di una class action promossa dai nativi. Riceveranno un risarcimento tutti gli studenti delle scuole incriminate, mentre un'ulteriore somma andrà alle vittime di abusi sessuali. A coordinare la commissione sarà Harry LaForme, primo e unico aborigeno a essere nominato giudice di Corte di Appello. LaForme viaggerà attraverso il Paese per ascoltare storie di studenti, insegnanti e testimoni e per educare i canadesi sul "lato oscuro della storia del Paese".

Stasera il Canada si fermerà. Maxi-schermi sono stati allestiti in molte città per seguire il discorso di riconciliazione del primo ministro. Il Parlamento fermerà tutti i lavori. C'è grossa attesa anche tra le associazioni dei nativi, che oggi sono più di un milione. Alcuni di loro, soprattutto Inuit (quelli che un tempo venivano chiamati eschimesi, termine oggi considerato dispregiativo) e Metis (discendenti di famiglie indiane incrociate con europei), protesteranno perché i risarcimenti vengano allargati alle persone escluse perché le loro scuole non fanno parte della "lista nera".

Le comunità indigene puntano il dito verso quel programma di colonizzazione, non solo culturale, e lo ritengono alla radice degli alti tassi di suicidi (11 volte superiori tra gli Inuit e i First Nations rispetto agli altri canadesi) e di dipendenze da droghe e alcool che affliggono le loro comunità. Nonostante le minoranze etniche siano trattate relativamente bene in Canada, rimangono la parte più povera e svantaggiata del Paese.

Cachagee ha passato dodici anni e mezzo in quelle scuole, dal 1944. "Sono stato picchiato, messo sotto l'acqua bollente, mi hanno obbligato a mangiare cibo andato a male, mi hanno chiamato in tutti i modi possibili - ricorda - ho sofferto grande rabbia e dolore. "Phil Fontaine, oggi leader della comunità dei First Nations, gruppo etnico discendente da varie tribù indiane, è stato uno dei tanti a subire violenze sessuali e uno dei primi a denunciarle: "Hanno inflitto qualsiasi tipo di abuso su bambini innocenti, ci sono migliaia di queste storie. Questo è un giorno storico, è importante che queste vicende si conoscano". E forse, dice qualcuno, questo giudizio è più importante per i carnefici che per le vittime.

(11 giugno 2008) da il quotidiano "La Repubblica"

Un link utile Nativi americani


Canada, gli orrori segreti di ottomila piccoli indiani


MONTREAL - "I primi anni della mia vita li ho vissuti nei boschi di Abitibi, nel Grande Nord del Canada. Fui allevata secondo la tradizione della tribù Cree di mia madre e di quella Algonchina alla quale apparteneva mio padre. Un giorno, era il 1955, si presentarono due uomini nelle loro eleganti divise rosse della polizia federale e portarono via mio fratello, poi l' anno successivo tornarono e presero anche me per andare a studiare nelle Scuole residenziali cattoliche. "Avevo cinque anni e ricordo che miei genitori piansero a lungo, ma non si opposero. Provai del rancore verso di loro perché non sapevo che avevano ben poca scelta, costretti com' erano dalle leggi canadesi. Non immaginavo nemmeno che dalla scuola sarei tornata al mio villaggio solo dopo anni. E molto, molto diversa. Gli abiti mi furono subito bruciati e i lunghi capelli tagliati, la mia pelle lavata e strofinata con spugnette abrasive. Dicevano che la mia lingua era "da selvaggi" e quando venivo sorpresa a parlarla ricevevo schiaffi così forti che ancora oggi ho disturbi all' udito". Jackie Kistabish, protagonista di questo racconto, è stata tra le prime donne indiane a parlare pubblicamente dell' esperienza vissuta nelle Scuole residenziali, una sorta di lager per bambini indiani lasciato gestire dal governo ai missionari cattolici, protestanti, anglicani e delle Chiese Unite canadesi con l' unico scopo di catechizzarli fin dalla più tenera età e, attraverso di loro, estirpare quello che il fondatore delle missioni protestanti William Duncan definì "il nero mantello delle superstizioni degradanti che avviluppa i loro selvaggi spiriti". Oggi una serie impressionante di cause giudiziarie contro le chiese responsabili delle attività missionarie e contro il governo ha rivelato agli stessi canadesi la vera storia di un fenomeno che imbarazza non poco questo paese orgogliosamente in testa a tutte le classifiche, da quelle di Amnesty sulla salvaguardia dei diritti civili a quelle dell' Onu sullo sviluppo umano. Gli ex studenti che hanno denunciato alla magistratura dopo anni di silenzio e paura gli abusi commessi dentro quegli istituti sono dai cinque agli ottomila, e rappresentano solo la punta dell' iceberg, un mostro annidato per decenni nelle coscienze dell' intera nazione canadese dove vivono 600.000 indiani "censiti", dalla British Columbia al Quebec, alle terre degli eschimesi. L' attività delle Scuole residenziali in Canada e Quebec è durata quasi un secolo, dal 1920 quando venne ufficializzato l' obbligo di frequenza per tutti i bambini dai 5 ai 16 anni, al 1986, quando venne chiuso l' ultimo istituto. Ma già negli anni ' 60 gran parte delle strutture furono eliminate dopo la sollevazione di molte comunità indiane dove cominciarono a giungere racconti raccapriccianti su ciò che stava avvenendo dentro quegli edifici spesso fatiscenti. "Preti e suore - racconta ancora Jackie - ci spiegavano che tutto quello che avevamo imparato fino al momento di entrare nelle loro scuole era una creazione del diavolo: le storie ascoltate dai nostri anziani, il culto degli animali, il suono dei tamburi rituali, l' erba odorosa bruciata ritualmente, le danze. Quando avevo otto anni cominciarono gli abusi sessuali, e con essi le minacce, i silenzi, i segreti dolorosi che non sapevo di condividere con altre migliaia di bambini. La prima volta fu nel confessionale. Il prete mi costrinse a toccare il suo membro e alla fine sporcò il mio vestito. Mi minacciò se avessi parlato e alle suore disse che mi ero vomitata addosso". Le vittime degli abusi nelle Scuole residenziali costituiscono ormai gran parte della società indiana del nord Canada, con una percentuale spaventosa di alcolizzati e il record mondiale dei suicidi commessi nel clima apatico delle riserve dove vivono confinati. Gli psicologi oggi chiamano il fenomeno proprio col nome dei femigerati istituti religiosi: "sindrome delle Scuole residenziali". Nel 1987 Jan Derrick More, terapista familiare che lavorava in una comunità di indiani Thompson nelle riserve di Lytton, scoprì per primo che gli episodi apparentemente isolati avvenuti in diverse Scuole residenziali avevano radici e connessioni assai più profonde e inquietanti di ogni peggiore immaginazione. More aveva in cura due fratellini indiani pieni di problemi di aggressività e tendenze suicide. Scoprì che ai bambini, cresciuti con la nonna, erano totalmente mancati l' amore e la presenza della madre, ex studentessa della Scuola residenziale cattolica St. George. Lo psicologo la invitò ad unirsi alla terapia e la donna, appena ventenne, arrivò nello studio con sua sorella. Dopo giorni e giorni di colloqui, per la prima volta la madre riuscì a dire ai figli che li amava e tutti scoppiarono a piangere. Le sorelle si confessarono allora reciprocamente di aver vissuto la stessa esperienza, prive dell' affetto della loro madre che non le aveva mai abbracciate una volta in vita sua. Lo psicologo decise di chiamare anche la nonna dei bambini, e si scoprì che lei stessa, ex scolara cinquantenne della St. George, era una vittima della sindrome: aveva subito un trauma quando, tornata al villaggio, si rese conto con infinita tristezza che non parlava più la lingua del suo popolo e non poteva più comunicare con i nonni. La donna realizzò solo a quel punto che la sua condizione di indiana "moderna", estranea alla comunità tribale per via della lingua e della lunga assenza forzata, emarginata dai bianchi per la sua origine indiana, era alla base dei suoi problemi di alcol e del conseguente disinteresse per i suoi figli, cinque dei quali le erano stati infatti tolti. A Derrick More fu finalmente chiaro che il trauma della nonna si era trasmesso per generazioni fino ai due ultimi nati della famiglia e la storia della Scuola residenziale St. George finì sulla bocca di tutti. Centinaia, migliaia di casi analoghi uscirono lentamente e dolorosamente dal silenzio. Tra questi, la storia di Jackie. La ragazza metà cree e metà algonchina racconta in un libro, diventato anche uno sconvolgente documentario presentato al Festival della Presenza Autoctona che si tiene ogni anno a Montreal, di avere subìto tante violenze da essere diventata con gli anni ammalata di sesso, e di aver ritrasmesso ai suoi figli gli stessi abusi e sofferenze. Secondo un' apposita commissione governativa sollecitata da rapporti come quello di Derrick More c' era ben poca fantasia nelle testimonianze rese ai tribunali. Il loro contenuto ha imposto al Canada di rivedere, alla luce delle nuove aperture culturali di questi ultimi anni, una storia di emarginazione e usurpazione dei diritti ancestrali durata secoli, dall' educazione alla proprietà delle terre, dalla scomparsa delle tradizioni ai danni ambientali nei territori delle riserve. Ma chi rimborserà materialmente le vittime delle Scuole residenziali? Il Concilio canadese dei vescovi fa sapere che l' eventualità di un pagamento da parte del Vaticano è impossibile, perché quello con Roma è un vincolo religioso e non politico. Gli altri ordini religiosi hanno già minacciato bancarotta. E se alla fine pagherà il governo di Ottawa sarà in fondo la conseguenza di una politica sintetizzata da queste parole pronunciate a fine ' 800 da un certo Duncan Campbell, sovrintendente canadese degli Affari indiani: "Il nostro obiettivo è continuare finché non ci sarà un singolo indiano che non sia assorbito nel corpo politico del paese e non più questione indiana". Né più né meno di ciò che i sudditi di Sua Maestà tentarono piuttosto efficacemente con gli aborigeni australiani. La differenza è che in Canada nemmeno i capi tribù furono esenti da colpe, sebbene giustificate da una buona intenzione: "L' educazione serve a portare dalla miseria alla dignità", dissero fiduciosi molti di loro, con qualche voce fuori dal coro come quella di un capo cree: "Non potete strappate i nostri figli dalle braccia delle loro madri", gridò a uno degli agenti indiani che prelevava forzatamente i bambini tenda per tenda. Il risultato finale, del resto, non fu nemmeno quello sperato: solo tre studenti su cento hanno mediamente proseguito dopo il periodo dell' obbligo. -

dall'inviato di REpubblica RAIMONDO BULTRINI

martedì 11 agosto 2009

NULLA APPARE PER CASO



Nulla appare per caso
anche quello che al momento
ci appare un mistero
un domani ci verrà svelato
e capiremo che non era un caso
e quella mano
che ci viene tesa
e quel sorriso
che ci viene donato
ecco che ha un senso
un significato
in quel momento
era un dono
che ci veniva regalato
per avere la forza
di superare un ostacolo.



Questa è una delle ultime poesie che ho scritto spero che ti piaccia... un abbraccio

Antonella ( brysky)

domenica 2 agosto 2009

Censura in italia del video "Berlusconi parlamento Europeo"

Questo video è stato censurato e non è mai stato trasmesso in tv italiane, questo alla faccia di quelle tv che dicono di essere indipentendi. la figura di un rappresentante che fuori dall'italian non puo aprire bocca altrimenti solo con le domante si sente insultato.







mercoledì 10 giugno 2009

Berluscolandia

Alla sinistra di Papi

di FILIPPO DI GIACOMO 06/06/2009


L'abitante medio di Berlusconilandia si avvicina alla sessantina. Da adolescente, ha avuto la fortuna di accedere ad un sistema scolastico libero e gratuito, di ottima qualità. E sempre "a gratis", come dicevano i sudditi del papa Re, è stato assistito, per almeno tre decenni e mezzo, da un sistema sanitario che gli americani nemmeno sognavano. Così, in buona salute e pervaso da idee altruiste, ha partecipato ad un'indimenticabile stagione politica -tra gli anni Settanta-Ottanta- dove tutti pensavano di avere un solo fine, quello di garantire diritti uguali per tutti e a vantaggio di tutti.
Oddio, anche l'abitante medio di Berlusconilandia ha letto Orwell e...............continua

Anatomia Berlusconiana da "El Pais"


MIGUEL MORA 07/06/2009

Decine di voli di stato e privati portano ogni fine settimana in Sardegna un esercito di bellezze che intrattengono il capo del governo italiano ed i suoi amici. Dopo le accuse della first lady e del "Noemigate", l'Italia rivela al mondo il suo clima di basso impero. Costerà caro a Berlusconi?

Giardini infiniti, laghi artificiali, organi sessuali all'aria, giochi lesbici, effetti speciali, pizza e gelato gratis... Una residenza geriatrica ricolma di corpi stupendi. Le fotografie censurate in Italia........Continua



Referendum 2009 "Perché votare SI"

Presentazione dei quesiti

I quesiti in pillole

Testo dei quesiti


7 giugno 2009



Tutte le bugie sul referendum

Undici risposte ad undici obiezioni
- Il referendum è inutile perché non cancella le liste bloccate. E’ vero che non cancella questo sconcio. Purtroppo non è possibile farlo con un referendum. Ma questo è il referendum contro la "legge-porcata” di Calderoli, e se passerà il suo significato politico sarà questo: il Parlamento sarà costretto a fare le riforme che oggi non vuole fare. Sarà una scossa che rimetterà in moto le cose. A suo tempo neanche l'elezione diretta del sindaco era tra i quesiti (anche quella non poteva esserci), ma la vittoria del sì nel '92 obbligò il Parlamento a vararla. Della “porcata” il referendum cancella invece un’altra vergogna, la possibilità di candidature multiple. Piuttosto la domanda da fare è questa: c’è qualcuno che crede che, se il referendum fallisse, i partiti farebbero le riforme? No, se il referendum fallirà tutto resterà come prima. Qualcuno andrà in tv e dirà: “Vedete? Gli italiani sono contenti di questo sistema elettorale e di questa politica” - Il referendum non serve, perché dopo i partiti cambiano tutto. A volte è capitato. La legge sul finanziamento dei partiti è stata scippata in modo vergognoso dal Parlamento, e la stessa legge Calderoli ha stravolto vergognosamente il referendum del '93, anche se ha comunque dovuto rispettare almeno il principio del bipolarismo, proprio perché quella scelta gli elettori l'avevano voluta e la vogliono ancora fortemente. Per il resto l'attuale legge è una porcheria. Consente ad un partitino di mettere la maggioranza con la schiena al muro e di minacciare continuamente le crisi di governo. Non dobbiamo arrenderci a questa situazione. Questo è un referendum proprio contro quello “scippo”. Del resto la storia d’Italia è stata fatta molto dai referendum, e la maggior parte delle volte il risultato è stato rispettato. La elezione diretta del sindaco è sempre lì. - Con le elezioni il quadro politico è stato semplificato, e il referendum è dunque superato. Quando abbiamo raccolto le firme non esistevano né il PD né il PDL, ed è stata proprio la campagna referendaria a spingere i partiti a fare queste aggregazioni. Ma la politica italiana è ancora instabile. Se vince il sì questi partiti rimarranno uniti e ci avvieremo al bipartitismo. Se il referendum perde si può sfasciare tutto. E poi l’instabilità c’è con qualsiasi coalizione, anche di tre partiti. Basta ricordare il ricatto della lega per non fare l’election day con il referendum il 6 e 7 giugno. Ma si possono immaginare Obama, Sarkozy o Zapatero andare in televisione e dire “io vorrei fare questa cosa per il bene del paese, ma se la faccio gli alleati mi fanno la crisi di governo. E quindi non la faccio”? È proprio quello che Berlusconi ha dovuto ammettere soltanto poche settimane fa di fronte al ricatto della Lega sulla questione dell'abbinamento del referendum all'election day. Quello che cambierebbe è che nessun partito delle coalizioni di governo potrebbe ricattare gli alleati. Non ci sarebbero stati i diktat dei Mastella e dei Giordano della scorsa legislatura nel centro-sinistra, e dei Bossi e dei Maroni nel centrodestra in questa. Una cosa deve essere chiara: IN NESSUN PAESE CHE CONTA UNA MINORANZA PUÒ FAR CADERE IL GOVERNO. PER QUESTO L’ITALIA NON CONTA - Le leggi elettorali deve farle il Parlamento. In linea di principio ciò è giusto, ma in Italia le uniche riforme, come il maggioritario e la elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia e del governatore, sono state fatte, a furor di popolo, dai referendum degli anni '90. Il Parlamento parla di riforme da trent’anni, ma è bloccato
perché controllato dai partiti che non le vogliono. Soltanto i cittadini possono cambiare e dare un scossa perché si facciano le riforme. - Il referendum è pericoloso: aiuta Berlusconi. Qualunque sia la posizione politica che si ha, questa è comunque una grandissima balla. Dicono che se passa il referendum Berlusconi e il suo PdL, con il 40% dei voti, prende il 55% dei seggi in parlamento. Attenzione, può avvenire già oggi con l'attuale legge-porcellum. Per fare questo Berlusconi non ha alcun bisogno del referendum che su questo punto non cambia niente (i cambiamenti sono altri). Tutto questo è un effetto della legge elettorale oggi in vigore, la quale già prevede che alla lista più votata venga attribuita anche la maggioranza assoluta dei seggi in palio. - E’ antidemocratico che un partito del 40% abbia il 55% dei seggi. No, questo non è vero. Nei paesi anglosassoni, la culla della democrazia, ciò accade spesso. Thatcher e Blair hanno sempre governato con queste percentuali, e nel 2005 Tony Blair, con il 35,3% dei voti, ha preso il 55 % dei seggi ed ha eletto 360 deputati contro i 260 di tutte le opposizioni. Il maggioritario è questo: chi vince governa, chi perde controlla. - Ma addirittura con il 20% dei voti si può prendere la maggioranza assoluta dei seggi. Ancora una volta occorre ricordare che questo può accadere anche oggi, proprio con la legge che combattiamo, e non sarebbe un effetto del referendum. Se una coalizione prende il 20%, la seconda il 19%, la terza il 18% e le altre ancora meno, la prima ha la maggioranza assoluta in Parlamento. In realtà però si tratta di un’ipotesi teorica, sostanzialmente impossibile a realizzarsi. Già oggi i due principali partiti hanno più del 20%! E poi il desiderio di vincere spinge a fare aggregazioni vaste, per battere l’avversario. Nel 2006 questo ha portato ad aggregazioni enormi, 16 partiti da una parte e 17 dall’altra. Se passa il referendum chi vuole aggregarsi per vincere dovrà fare una lista unica, con grande vantaggio per la stabilità e la chiarezza. - Il referendum rafforza soltanto chi ha la maggioranza. Non è vero. Aiuta anche l’opposizione, anzi forse ancora di più. Quando ci sono le elezioni la maggioranza va al governo ed è unita dall’esigenza di non perdere il governo, mentre l’opposizione tende a sfasciarsi, a litigare, e ciascun partito va per conto suo. Lo vediamo già oggi con la rissa continua tra PD e Italia dei valori. Litigano perché vogliono rubarsi reciprocamente i voti per essere più forti quando si tratterà di contrattare la formazione della coalizione elettorale. Se ci fosse il bipartitismo il partito di opposizione rimarrebbe unito e dovrebbe pensare soltanto a fare delle proposte serie che gli consentano di vincere le elezioni la volta successiva. - Il referendum fa spendere soldi. La democrazia ha i suoi costi. Vogliamo rinunciare alla democrazia per risparmiare qualcosa? Mussolini diceva che le elezioni costano caro, e infatti per vent’anni non le ha più fatte. Ma attenzione, se si fosse accolta la nostra richiesta di votare nello stesso giorno, il 6 e il 7 giugno, europee, amministrative e referendum, si sarebbero risparmiati ben 400 milioni di euro. E’ stata la Lega a impedire questo e ad addossare alla collettività un costo enorme. - Il referendum porterebbe ad un bipartitismo forzato. E’ vero, il referendum spingerebbe al bipartitismo. Questo è il suo valore politico, questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo. Ed è un obiettivo importantissimo e positivo. Tutte le grandi democrazie si fondano su due grandi partiti. Negli USA i democratici e i repubblicani, in Gran Bretagna i laburisti e i conservatori, in Spagna e in Germania i popolari i socialisti, in Francia o socialisti e il partito di Sarkozy. Questo non significa che non vi siano altri partiti più piccoli, ma che ciascuno dei due poli ruota attorno a un grande partito. Ma questa è la garanzia di stabilità e di efficienza di quelle democrazie: e questo è ciò che il referendum ci darebbe anche in Italia. E poi
non ci sarebbe nessuna forzatura. Gli italiani che hanno votato per i due principali partiti sono più del 70 %. Più di quanto abbiano ottenuto insieme i due principali partiti in Inghilterra nel 2005 (67,6%). - Ci sarebbe meno pluralismo. Non è vero. I partiti che superano il 4 % sarebbero comunque rappresentati. E poi la frammentazione estrema non porta pluralismo: porta a inefficienza, paralisi, e anzi immobilismo. Il vero pluralismo ha bisogno dell' alternanza, del ricambio. Solo questo mette al riparo dalla cosa più soffocante che ci sia, il consociativismo. Noi non vogliamo colpire il sano pluralismo. Vogliamo colpire il potere di ricatto dei partiti dentro le coalizioni. Vogliamo eliminare l’idea della coalizione. Che è una contraddizione in termini: si sta insieme, ma ci si combatte anche per rosicchiarsi reciprocamente voti. Un assurdo. E il tempo si spreca nei negoziati tra i partiti, anziché pensare al bene del paese. Noi ci ispiriamo ai modelli anglosassoni. Ti pare che in quei paesi non ci sia pluralismo?

Ufficio stampa

martedì 19 maggio 2009

Sentimento

Il mio pensiero va a te, oltrepassando ogni confine visibile ed invisibile. 
Superando gli ostacoli materiali o non reali. 
Tralasciando le emozioni condivise e personali. 
IL mio pensiero va a Te, affinché tu possa sapere che hai Me.


Sogni D'Oro

 "Ora spegni la Luna, tira a te la coperta di stelle e fa il pensiero più felice".
 Buona Notte Angelo Mio.